domenica 25 novembre 2012

La strega in cucina




E’ ora che vi dica il mio nome: Mafalda.
Grande strega e grande cuoca. Nata nel 1659, sfuggita al rogo nel 1674, massima esperta vivente di magia nera. Specializzata nella cattura e nella cucina di bambini.
Non sono queste esagerazioni – lungi da me ogni vanità -. Le mie imprese sono tutte documentate nelle più famose biblioteche di magia.
Le mie doti di strega sono note, vorrei precisare come la mia abilità di cuoca sia congeniale alla stregoneria.

Noi streghe sappiamo cucinare: cuciniamo in occasione dei sabba (feste cui invitiamo tutti gli angeli del male), prepariamo elisir e malefici vari,  a nostro piacere o a richiesta, a pagamento o barattando con altre prestazioni, e soprattutto cuciniamo prelibatezze delle più squisite e   sopraffine per i bambini. Precisiamo, onde evitare facili equivoci, che non cuciniamo per far contenti i bambini: a noi i bambini non piacciono, non li possiamo proprio sopportare. O meglio, ci piacciono molto in salmì, con contorno di verdurine saltate.
Noi vogliamo solo bambini buoni. Con questo non intendiamo dire bambini educati, che non dicono parolacce, che non si mettono le dita nel naso, che fanno i compiti. Di tutto questo non ci importa niente. Vogliamo bambini buoni… saporiti, teneri, digeribili… Per essere buoni devono mangiare di tutto. Quindi ci dedichiamo alla cucina per consentire ai bambini di crescere in salute, con le giuste dosi di carboidrati,  vitamine e proteine, senza ingrassare molto - ché io ho il colesterolo alto, e poi nel nostro freezer lo spazio è limitato -  fino al momento in cui…ma questi sono affari nostri, i nostri segreti non li raccontiamo a nessuno.

Privilegiamo le ricette semplici – le preferite dai nostri bimbi – decorazioni colorate e allettanti, preparazioni veloci e  facili, che vorremmo diffondere per invogliare le mamme, notoriamente frettolose e approssimative, a lavorare come si deve.
Quindi mi appresto, prima strega scrittrice cuoca della storia,  a presentare un assortimento  di ricette di primi,  secondi, dolci e merende che ho sperimento con successo, per sedurre e catturare bimbi. Esclusivamente ingredienti scelti. Non voglio bambini cresciuti  a forza di merendine e cibi transgenici, io mangio solo cibo sano.
Ecco, un bambino si avvicina. Bambino vieni vieni, non vuoi proprio assaggiare questo dolcino? Peggio per te, non sai cosa ti perdi!






Croccante

Ingredienti:
150 gr. di nocciole tostate e sbucciate
1 cucchiaio di miele
2 cucchiai di zucchero

Strofinare un padellino antiaderente con un pezzetto di burro.
Versare tutti gli ingredienti e mescolare continuamente con un cucchiaio di legno per circa dieci minuti (fino a quando le nocciole non assumono un colore più scuro).
Versare su un vassoio piano ricoperto da carta da forno e livellare con il dorso del cucchiaio.
Lasciar raffreddare prima di rompere.

Frida




La prigionia trascorreva piacevolmente per i bambini, tra esplorazioni, giochi con oggetti magici, formule e alambicchi. Avrebbero potuto usare il pc per chiamare aiuto – la strega aveva l’adsl -, oppure cercare i cellulari requisiti, ma si divertivano troppo così.
Dormivano bene la notte, anche se ogni tanto il loro sonno veniva disturbato da rumori inquietanti. Immaginavano fossero i pipistrelli che sbattevano contro le finestre, o forse spiriti o fantasmi. Una notte Kevin sentì che i rumori provenivano inequivocabilmente dalla cucina. Svegliò gli altri e si alzarono tutti di nascosto, pensando a ladri arditi che volessero impossessarsi degli oggetti magici di Mafalda. Scesero piano le scale e si scivolarono fino alla porta della cucina, attenti a non urtare nulla e a non pestare la coda di Belzebù, per non farsi sorprendere né dalla strega né dal ladro. Non potete immaginare quanta fu la loro sorpresa quando trovarono in cucina una figura minuta… una bambina, di qualche anno più piccola di Paolo e Kevin, con una gran testa di riccioli rossi, in tuta da ginnastica, che rovistava nel frigo. Afferrata una bottiglia di latte, si accorse della luce che filtrava dalla porta accostata e si girò spaventata.  Incontrò lo sguardo dei tre bambini prigionieri – padroni di casa, altrettanto spaventati. Mentre Alice frignava, al solito, e la ladruncola arretrava, Kevin prese in mano la situazione, facendole segno con la mano di venire verso la stufa.
-         Vieni vieni, qui si sono delle polpette avanzate, sono buonissime, polpette di carne al limone. – disse con voce rassicurante e con i modi sicuri del padrone di casa.
-         Mafalda, sai, è una cuoca bravissima. Sa cucinare anche una cosa che neanche  la mamma… - disse Alice, facendosi coraggio.
-         Zitta tu – la interruppe Paolo.  
-         Grazie, siete gentili, ho solo bisogno di un po’ di latte. Ecco qui…  me ne vado.
-         Solo latte?
-         E’ per il gattino. Ma una polpetta quasi quasi la assaggio.
-         Gattino? Quale gattino? - Alice amava molto i gatti, ma Belzebù non le dava grandi soddisfazioni: quando gli si avvicinava fuggiva, oppure soffiava e cercava di graffiarla.
-         Non ha ancora un nome. E’ piccolo piccolo, l’ho trovato sul ciglio della strada tornando dalla fermata dell’autobus, giù sulla provinciale. Perso o abbandonato.
-         Poverino! E… com’è questo gattino? – Alice, la fronte corrugata,  pareva interessata.
-         E’ tigrato, grigio e nero.
-         E’ bello?
-         Bello non direi, no. Anzi, bruttino. E’ malmesso, ha una zampina ferita e gli occhi malati, ed è tutto sporco, infangato.
-         Dobbiamo aiutarlo! – intervenne Paolo.
-         E io vorrei proprio vederlo. – disse Alice.
-         Allora, che aspettiamo? Andiamo. - Kevin interpretava le intenzioni di tutti.
-         Prendiamo anche del disinfettante
-         Dei panni, una asciugamano…
-         E il latte, facciamolo intiepidire.
-         Eccoci. Pronti.
-         Sssst. Piano. Se  si sveglia Mafalda, guai.
-         Chi è? La vecchia che abita qui? L’ho già vista sulla stradina che porta in città; io abito qui vicino. Lei è la vostra nonna?
-         Sì sì, la nonna. Alice, zitta tu… -  Paolo strattonò di nuovo la sorella.
Faceva freddo, e fuori cominciava a nevicare. Era l’ultima neve di primavera. Si coprirono bene e uscirono, seguendo la nuova amica, Frida.


Polpette al limone

Ingredienti:
prosciutto
carne tritata
uova
pane secco grattugiato
formaggio grattugiato
mezzo spicchio d’aglio e un rametto di maggiorana
poco latte
un limone
farina

Tritare con il tritatutto prosciutto unito a aglio, maggiorana e pane grattugiato. Mescolare il trito a carne,  uova e formaggio, aggiungendo poco latte per ammorbidire l’impasto, se necessario. Infine grattugiare e aggiungere la buccia del limone (lavare prima bene il limone, aiutandosi con poco bicarbonato).
Formare con l’impasto delle palline e infarinarle.
Cuocere in brodo  (o acqua e dado) bollente. Oppure friggere in padella.
  •  

Ice



I quattro percorsero il sentiero di campagna fino alla strada provinciale. Era notte fonda e nevicava fitto. Non passava nessuna macchina.
Ice era una cosa da niente, un batuffolo di pelo arruffato sul ciglio della strada, dieci centimetri scarsi di pelo grigio incrostato di sangue e fango.
Un gattino abbandonato, piccolo piccolo, ferito e affamato.
-         Morirà – piangeva Alice
-         Sicuro,  morirà – scrollava la testa Paolo.
-         Non è detto. Forse ce la farà. – disse Kevin. – Sarebbe morto certamente con questo freddo, ma Frida si è accorta di lui. Ora mangerà e gli troveremo un posto caldo.
-        Vivrà! Guardate come mangia! Che fame! - Il latte versato da Frida nella piccola ciotola finì in un attimo. – Miagola! Ne vuole ancora!
-         Che brutto, però! – esclamò Alice.
-         Ma no, non mi sembra più così brutto. – sorrise Frida.
Avvolsero il gattino nel panno di lana che avevano preso a casa di Mafalda. I ragazzi si guardarono, non sapendo cosa fare.
Frida abbassò gli occhi:
-         Non posso portarlo a casa. Abito là in fondo, vedete, in quella cascina… I miei non lo vogliono, e non saprei dove nasconderlo.
-         Non preoccuparti, ci pensiamo noi. – la rassicurarono gli amici. – A casa di Mafalda c’è tanto posto, e cibo a volontà.
Frida li ringraziò, ma sembrava ancora triste. Non voleva allontanarsi dal gattino.
-         Puoi venire da noi ogni giorno, quando Mafalda esce.
-         Grazie! Ma perché non posso venire quando c’è lei?
-         Mmmm, poi ti spieghiamo.
I ragazzi portarono a casa il fagottino. Curarono il gattino con un unguento miracoloso della strega (era contenuto in un barattolo che trovarono sulla credenza, con l’etichetta “unguento magico per gattini abbandonati”, chissà come mai si trovava lì). Lo rimisero in forze con latte tiepido e pappine fatte di avanzi di carne, e lo ripulirono per bene. Diventò in poche settimane un gran bel micino. I ragazzi lo portavano a dormire di nascosto con loro per paura che si mettesse a miagolare la notte, facendosi scoprire. Finalmente aveva una casa, non ricordava di quand’era piccolo e infelice e solo.
Giocava, si infilava dappertutto, era curioso e dispettoso,  come i suoi padroni. Sarebbe rimasto un gattino per sempre.
I bambini avevano voluto per lui un nome speciale: lo chiamarono Ice, ghiaccio, perché gli occhi erano rimasti bianchi come il ghiaccio. Non vedeva bene, ma forse lui non lo sapeva, comunque non sembrava importargli.

Magie




In un pomeriggio tiepido i ragazzi erano tutti  in giardino, alle prese con le prime magie. Paolo, seduto sul prato,  consultava un grosso tomo, e sbirciava ogni tanto i traffici di Kevin, che sembrava pronto a combinarne una delle sue.
-         Eccolo lì, sbruffone, che armeggia con la scopa. Cosa si metterà in testa ora? Non vorrà mica … volare?
-         Che ci vuole a farla funzionare questa? Ho già guidato un’auto!
-         Tu, un’auto? A dodici anni?
-         No. Ne ho tredici!
Paolo abbassò gli occhi sul suo libro di magie: Come trasformare un gatto nero…
-         Eccomi pronto alla partenza. Farò un giretto. Frida, vieni a vedere…
-         Guarda che è una scopa, mica ha le marce, come pensi di metterla in moto? Non è neanche un aspirapolvere, niente leve e pulsanti. – Chissà perché dava tanto sui nervi a Paolo quello sciocco vanesio.
-         Certo. Servono le formule. Le so a memoria. Abra…
-         Scusa scusa. – Paolo tornò ad abbassare gli occhi sul suo libro.
-         Eccomi pronto a partire. Uno due tre pronti… – Kevin, a cavallo della scopa, guardava lo spazio oltre il giardino e il bosco con espressione concentrata.
-         Gatto nero…  polvere di drago… pagina 354… - Paolo si tappava le orecchie con le mani, cercando inutilmente di isolarsi dal vociare lì intorno.
-         Viaaaaaa…
Voloooooo….
-         Dove va quel cretino… Però, ce l’ha fatta! – Paolo prese a interessarsi all’impresa -  Eccolo dietro il gelso. Prende velocità… E guarda quelle due oche, lì ad applaudire!
-         Kevin. Oh, dove va Kevin! – esclamò Alice, seriamente preoccupata.
-         Allora, 354… - Paolo era incuriosito, ma non voleva certo che gli altri  notassero il suo interesse.
-         Bravo Kevin! Oh, guardate come va in alto. Com’è vicino al sole! – applaudiva Frida. - Ora però scendi. Ma che fai… Sterzaaaaa…
-         Prendere un gatto nero, un pizzico di polvere di drago… - Paolo ritornò alle sue formule. -  Ma che succede, cos’è questo rumore? Meglio che vada a vedere.
-         Paolo! Corri, corri! Si è schiantato contro il ciliegio!
Eccolo, Kevin, appeso a un ramo, con le gambe penzoloni, che urlava. E urlavano anche le bambine, agitate.
-         Ci penso io, come al solito. Venite, Frida e Alice. Ci sono delle balle di paglia nella vecchia stalla. Aiutatemi, mettiamole qui, sì così.
Ora lasciati andare, grande pilota.
-         Scemo.

In una nuvola di polvere e pagliuzze, Kevin atterrò.
-         Ecco, sei salvo. Ora posso tornare ai miei libri, se mi lasciate in pace.
Frida spalmò la pomata trovata a casa della strega, “pomata per bozzi causati da incidenti della scopa volante contro il ciliegio”, e massaggiò amorevolmente la fronte del povero Kevin, mortificato per non aver saputo dire per tempo Abracadabragirareadestra ed essersi trovato contro l’albero, miseramente impigliato ad un ramo a dieci metri da terra.
Il motivo per cui non era arrivato a tempo era che Frida dal basso sorrideva e applaudiva, e diceva bravo bravo, e lui si era distratto e emozionato.
E questa debolezza non avrebbe potuto spiegarla né a Frida né agli altri amici.
La pomata spalmata da Frida ammansì Kevin. Che si riconciliò rapidamente con lo stizzoso Paolo e col mondo.

Dopo mezz’ora era di nuovo in piedi, e i riccioli neri  incolti nascondevano il bozzo sulla fronte. La strega non si sarebbe accorta di niente.
-         Paolo, ti do una  mano, vuoi?
-         Questa non è roba per piloti. Ci sono formule scritte in lingue incomprensibili, bisogna capire, interpretare…Ok, vieni. Dobbiamo cercare polvere di drago, coda di rospo… controlliamo i barattoli nella stanza di Mafalda. E parliamo piano, che Belzebù non si insospettisca… 
Trovati tutti gli ingredienti, li pesarono col bilancino, poi soffiarono la polverina impalpabile sull’ignaro Belzebù, che ronfava acciambellato al sole.
Ed eccolo in un attimo trasformato in un coniglietto bianco, piccolo come Ice.
Alice non fece in tempo ad esclamare: - Che carino, vieni vieni...  – desiderosa di coccolarlo e farlo giocare, che arrivò al galoppo Maya, ansimante. Non avevano previsto questa incompatibilità. Maya voleva a tutti i costi catturare il coniglietto, e non  sembrava avesse buone intenzioni. Lo inseguì per tutto il giardino e il cortile, e poi in casa, fino a che la preda si rifugiò nella casetta delle Barbie di Alice. Maya restò a piantonare con impegno la stanzetta, annusando il pavimento sotto la porta.
-         E’ ora di restituire a Belzebù la sua dignità di gatto. – decise Paolo. – Oltretutto è l’animale preferito di Mafalda; tra un po’ ritorna, e se mai si accorge di cosa è successo…
-         E come fare? Qui nel formulario ci sono le istruzioni gatto – coniglio, ma non coniglio – gatto!
-         Sarebbe stato il caso di sincerarsene prima!- avrebbe voluto dire Kevin, ma ritenne opportuno tacere.  
Si misero a frugare fra i libri di magia, fino a che trovarono il libro degli antidoti, e Belzebù fu salvo. Se ne restò offeso per un giorno intero in solaio.  

Mentre Paolo, Kevin e Frida consultavano i libri magici, Alice prese anche lei un volume, “Manuale per la preparazione di mele avvelenate” e, scimmiottando i grandi, fece finta di leggere le formule, ché lei leggere non sapeva ancora, avendo solo cinque anni. Sfogliando il testo, trovò quale segnalibro un pezzettino di stoffa azzurra, spiegazzata e macchiata di muffa. Sventolò lo straccetto, che all’aria diventò sempre più grande e si afflosciò a terra. Un lenzuolo di seta azzurra? Ma qualcosa si muoveva sotto la stoffa. Due gambette secche inguainate in una calzamaglia azzurra anch’essa spuntarono fuori dal lenzuolo.  E i bambini si trovano di fronte a  un autentico principe azzurro. E il lenzuolo non era nient’altro che il suo mantello.
-         Grazie, grazie. Da secoli stavo in quel libro. Ma lei dov’è? – e cominciò a guardarsi intorno, senza dedicare grande attenzione ai ragazzi.
-         Lei chi?
-         Come chi? La principessa!
I bambini si scambiarono degli sguardi perplessi.
-         Guarda che stai facendo confusione. Qui ci siamo solo noi, e tra poco arriva Mafalda, e ti consiglio si starle alla larga. Questa non è una storia di principi e principesse, ma di streghe, bambini e animali.
-         Ma chi è questa splendida fanciulla dai riccioli fulvi? – e ridacchiava coprendosi la bocca con la mano -  Che simpatiche efelidi! Che buffo, una principessa dai capelli rossi! Vi ho riconosciuta nonostante l’inconsueto abbigliamento - e fece un buffo inchino dinnanzi a Frida, in tuta da ginnastica, che se la rideva di tante moine.
-         Inconsueto abbigliamento il mio? – si stupì Frida, guardando le gambette inguainate nella seta azzurra.   
Kevin, irritato, si sarebbe detto quasi geloso, si fece avanti:
-         Forse non siamo stati chiari: questo non è posto per te. – Non era cortese, ma quel tontolone in calzamaglia con un ridicolo pagliaccetto rigonfio sul sedere non gli stava niente simpatico. – Poi abbiamo da fare, dobbiamo andare a riparare la scopa volante, rimettere a posto formulari e ampolle: quando torna Mafalda dev’essere tutto a posto. Non abbiamo tempo per te.  Se vuoi puoi fermarti a far merenda con noi, poi te ne torni bravo bravo nel tuo libro.
-         No, non voglio – pestò i piedi il principino imbronciato. – Lasciatemi almeno provare questa, così potrò dire di aver adempiuto al mio compito… - mostrò una scarpina di cristallo. Permette, fanciulla?
-         Frida non accennava a togliersi le scarpe da ginnastica
-         Questo è il primo rifiuto, tutte le fanciulle vogliono provare la scarpina, nella speranza di diventare regine!
Pazienza. Andrò  per il mondo a cercare Lei…
-         Ma sei pazzo? Vestito così?
-         Darai nell’occhio, ti chiederanno da dove vieni, e magari racconterai di noi, e ci toccherà tornare a casa. E noi qui ci divertiamo troppo.
Il principino piagnucolava, continuava con i suoi voglio voglio… soffiandosi rumorosamente il naso con la mantellina. I ragazzi non ne potevano più.
Determinante fu qui l’intervento  di Alice (anche a lei era venuto  a noia il principe frignone), che ebbe un’intuizione felice:  premette il pulsante di spegnimento del telecomando. Clic. Con gran sollievo di tutti, il principe sparì.



Merende:

Torta di nocciole

Ingredienti:
2 etti per ognuno sei seguenti  ingredienti:
zucchero, burro, farina, nocciole tostate e tritate.
Un tuorlo.
Un cucchiaino di lievito per dolci.

Disporre a fontana farina e lievito, nocciole, zucchero, burro ammorbidito e uovo. Mescolare-
Cuocere a 180-200 gradi per mezz’ora.

Con lo stesso impasto si possono fare i baci di dama, formando delle palline da disporre distanziate fra loro sulla carta da  forno. Unire le palline poi con cioccolato al latte o fondente sciolto in un tegamino con l’aggiunta di poco latte.
I baci di dama devono cuocere pochissimo, 10 minuti…




Torta di amaretti

Ingredienti:
3 uova
1 etto di burro
2 etti di zucchero
1,5 etti di farina
1,5 etti di fecola
Mezzo bicchiere di marsala
3 amaretti
Una bustina di lievito

Mescolare il burro ammorbidito a temperatura ambiente e lo zucchero. Aggiungere i tuorli e poi gli altri ingredienti.
Cuocere a 180 gradi per 30-35 minuti. 

Morgana

Il maggior divertimento per i bambini era giocare con gli animali e occuparsi di loro. Addirittura non si erano neppur presi briga di accendere il computer, e presto abbandonarono anche la play.  Troppi erano i divertimenti in quella casa. Erano diventati un gruppo affiatato durante la prigionia, nonostante ogni tanto venissero fuori le inspiegate ostilità tra Paolo e Kevin, e nonostante Alice si incaponisse a voler partecipare a giochi per grandi. Ormai Frida  faceva parte della combriccola a pieno titolo, dispiaciuta solo di non potersi fermare più a lungo con loro, dovendo ritornare a casa la sera. Beneficiava anche della cucina; infatti i ragazzi le tenevano da parte sempre una porzione di ogni specialità.
Ice era guarito. Ora le attenzioni dei ragazzi erano rivolte a Morgana, di cui osservavano le pigre e superbe movenze.  Alice diceva che faceva un po’ paura con quella pelle verdastra e lucida simil-viscida, dando così un’idea geniale ai soci: avrebbero dipinto Morgana. Trovarono delle tempere, ma erano disponibili pochi colori. Decisero che il rosso e il nero potevano bastare. Dipinsero sulla schiena della paziente Morgana un vestito rosso brillante con dei pallini neri, il capino diventò nero. La coda così lunga rappresentava un problema: le coccinelle non hanno coda. La dipinsero di nero, ma poi, non contenti, coprirono col rosso, e poi di nuovo col nero. Infine, soddisfatti, si premiarono con una abbondante merenda a base di latte e torta al  cioccolato. Diedero a Morgana un topo extra, se lo era meritato visto che si era comportata così bene. I ragazzi si erano messi in testa che gradisse il nuovo look, anche se l’animale non faceva alcunché per dimostrarlo,   e risero come matti immaginando faccia che avrebbe fatto la strega al suo ritorno.     


L'inganno


Mafalda era stanca. Sentiva il peso dei suoi 353 anni. I bambini le davano un gran da fare, per via della cucina e della spesa. Doveva persino fare il bucato. I primi tempi Alice rifiutava di indossare i suoi abitini rosa arricciati se non perfettamente stirati.  Ma una strega è una strega, mica una casalinga, mica una zia, mica una mamma, mica una nonna. Una strega ha una sua dignità! Che diamine, quei tre delinquenti si erano impossessati della sua vita. Mangiavano a quattro palmenti - il che fa anche rima -, apprezzando per carità le sue doti di cuoca, riconoscimento a cui teneva molto. Insomma, assorbivano tutte le sue energie, stravolgevano la sua identità. Non aveva più le sembianze inquietanti descritte sull’enciclopedia o su Wikipedia alla voce “strega”.
Non li sopportava più.
La stanchezza le stava giocando brutti scherzi. C’erano un sacco di oggetti fuori posto per la casa: aveva trovato le scope magiche in cucina, mentre lei le aveva messe nel ripostiglio, ne era certa. Qualcuno doveva aver spostato agli alambicchi. Erano spariti gli unguenti magici. Poi i libri, gli abiti…tutto fuori posto.
A volte  uno strano miagolio la svegliava di notte, ma Belzebù era sempre tranquillo ai suoi piedi. Lei si riaddormentava confusa.
Per non parlare del cibo. Le sembrava che le scorte finissero anzitempo…
Era forse… esaurita? Non osava neppur pronunciare questa parola. Esaurita! Non si doveva sapere in giro, una simile debolezza non sarebbe stata tollerata nel mondo della magia. Non sarebbe stata più considerata una strega affidabile: quando mai si era mai vista una strega depressa!

Ma la crisi di Mafalda raggiunse il culmine allorché, tornando  a casa una sera,  e si trovò di fronte la povera Morgana….rossa coi pallini neri, vestita da coccinella: la sua Morgana, così repellente, così spaventosa, l’essere che più amava! Cosa poteva essere successo a Morgana? E cosa poteva essere successo a lei, Mafalda?
Scoppiò in pianto dirotto, cosa che non le era  capitata una sola volta in 353 anni, quando la sua Maestra, la strega Berengaria, fu mandata al rogo. Si sedette a terra, col viso fra le mani. Belzebù  si strusciava contro i suoi abiti e Maya le leccava le mani, nel tentativo inutile di consolarla. Morgana, a tutto ciò indifferente, coerente col sangue freddo di un lucertolone, se ne tornò annoiata sotto il divano: iguana o coccinella, di tutto ciò non le poteva importar di meno.
La strega si alzò e andò ad adempiere alle consuete incombenze  serali. La cena per i pargoli… e avrebbero dovuto accontentarsi di minestra di ricotta e frittata, veloci da cucinare. La strega non ce la faceva più.
-         Strega, cosa succede? Niente agnolotti stasera?
-         Che voglia di involtini…
-         E niente dolce? Di torta al cioccolato non ne hai più? Davvero l’abbiamo mangiata tutta? Strano. - E si strizzavano l’occhio, da una gabbia all’altra.
-         Ma Mafalda, sei pallida. Che succede? Ti senti bene?- chiese Paolo con voce finto-preoccupata. Come sanno essere crudeli a volte i bambini!
-         Il fatto che io non mi senta bene non vi autorizza a chiamarmi per nome. A proposito, come fate a conoscerlo?
-         L’abbiamo letto…  - e Paolo si morse la lingua. Nel libro di ricette magiche, stava per dire.
-         Ce l’hai detto tu, non ricordi? – Alice, furbetta, stava venendo su bene alla scuola dei grandi.
-         Io? Non ricordo? La mia povera testa dolente…
Ma ora a letto, non vi sopporto più. Sono stanca, filate.

Mafalda prese una tisana di erbe speciali, quella usata per Biancaneve e pure per la bella addormentata…roba di primissima…Ne preparò una dose in grado di far dormire un dinosauro, ma non ci fu nulla da fare, non riusciva a prender sonno, tanto era disturbata dagli ultimi avvenimenti. E quei ragazzini non la convincevano: non accusavano il minimo trauma da rapimento o da prigionia, erano ubbidienti, sempre contenti, troppo gentili con lei, non cercavano mai la mamma, non parlavano mai di tornare a casa… Poi, troppo svegli… non gliela raccontavano giusta…
Mentre cercava di prendere sonno, rimuginando su Morgana vestita da coccinella e  scope volanti fuori posto. Era già alla terza tazza di tisana, ed ecco i soliti rumori. Ma c’era più trambusto del solito. Sentiva chiaramente dei passi, un parlottare di  bambini… e questo sì, era inconfondibilmente il riso di Alice.  Sentì aprire la porta d’ingresso, che lei aveva sprangato con cura come al solito. Ed ecco il miagolio…
Allucinazioni?
-         Furfanti, vi ho scoperto! Ora arrivo, e vi farò vedere ben io di cosa è capace la strega Mafalda!
Una strega non può, neppure nelle emergenze, presentarsi in camicia da notte ai suoi prigionieri, sarebbe disdicevole… Quindi Mafalda indossò una vestaglia lisa e si avvolse nello scialletto. Prese il lume e, facendo schermo con la mano, scese giù al pian terreno, seguendo le voci. 
Ed eccoli là, in cucina.
-          Ma come hanno  fatto a liberarsi!
I ragazzi, perfettamente a proprio agio come fossero stati i padroni di casa, avevano già preso dal congelatore una decina di dozzine di agnolotti e il sugo di stufato, e si apprestavano a fare uno spuntino notturno.
-          Certo, poveri bambini, stasera gli ho preparato una cena un po’ leggera! Ma che faccio, mi faccio prendere dai sentimentalismi?
Ma quella cos’è? Cosa vedono i miei occhi? Una bottiglia di barolo? E dell’annata migliore, brutti furfanti! No, sciagurati, che fate,  ad Alice il vino no, è piccola! Ecco lì le cose buone che ho cominciato a preparare per tempo per il sabba. Certo che le mie scorte finiscono! Finiscono sul serio, questi mi stanno svuotando la dispensa! Certo che ora capisco tutto, altro che stranezze, altro che esaurimento!  
Mafalda era diventata tutta rossa, i tratti del viso tirati, i pugni serrati, sembrava stesse per esplodere:  
-         e Morgana, e gli oggetti fuori posto…
-         Ancora due agnolotti, Frida? Buoni vero? E’ davvero una grande cuoca Mafalda!
-         Ma  sentili! Grande cuoca! Potete ben dirlo! E quella bambina dai capelli rossi arruffati, chi è? Ha un aspetto familiare. Ecco, avevo ben sentito aprire la porta. I miei prigionieri la fanno da padroni, invitano i loro ospiti, e tutti insieme festeggiano con le mie cibarie. E io, Mafalda, la terribile Mafalda, la più vecchia, la più abile, la più temuta di tutte le streghe, devo fare questa ignobile fine? Ingannata e derisa da questi mocciosi…

La  strega era esasperata. La rabbia le rodeva dentro, incontenibile, mitigata solo dai complimenti che aveva sentito. Aveva tirato su così bene i ragazzi: li aveva rifocillati e nutriti a dovere, intrattenuti con giochi e letture edificanti, e loro… maledetti inutili mammoni, cresciuti a patatine e televisione! Aveva preparato loro il bagnetto verde con acciughe e aglio, la torta di cioccolato con pinoli e uvetta, quando questi marmocchi erano abituati a nient’altro che minestrine di dado e pollo arrosto del supermercato! E lei, sciocca, si era lasciata lusingare del loro entusiasmo alimentare! Ripulivano i piatti col pane lasciandoli puliti e lustri, che avrebbe potuto non lavarli! E lei, meschina, quasi si commuoveva a quella vista!
-         Queste gioie non sono per noi streghe! Lusinghe fuorvianti, si perde divista l’obbiettivo. Come ho fatto! Stolta, ingenua! Io li rimpinzavo, e questi pensavano a come liberarsi e, ancor peggio, a come mettere in naso nei miei segreti! Devo trattenermi, devo cercare di placare la mia ira. Ora mi ritiro nella mia stanza a studiare con calma la vendetta. La più terribile delle vendette.
La strega si addormentò, nonostante l’arrabbiatura. In fondo era contenta di sapere che non aveva l’esaurimento e non era stressata, ma solo vittima di bambini che in fondo… erano in gamba, in grado di darle del filo da torcere. Sì, coraggiosi e astuti i marmocchi! Da qualche secolo non trovava qualcuno con cui combattere, tutti avevano troppa paura di lei, e l’idea di uno scontro… la stuzzicava assai.

I bambini stavano finendo il loro pasto, pulendo ben bene col pane i piatti che avevano contenuto gli squisiti agnolotti, quando Alice:
-         Una lucina, guardate, in fondo alla scala…
-         Io non vedo niente. Vi avevo detto di non farla bere…
-         Ho bevuto solo un goccio. E quella era una luce, sicuro. Mi sa che era lei!
Kevin tranquillizzò gli amici:
-         Non può essere.  Si è fatta una dose di tisana maxi. Io ho aggiunto anche un po’ di sonnifero, non si sa mai.
-         Certo che stasera era stanca, e triste  - era di nuovo Alice a parlare. – Mi dispiace, poverina. Non avremo esagerato con gli scherzi? No, al gattino il barolo no, diamogli dell’altro latte…
-         Macchè poverina! - Paolo si era fatto serio -  Se ci scoprisse, chissà cosa ci farebbe! Cosa vi credete? Che ci tenga qui  per mangiare  i suoi agnolotti?
-         Mica lo sa. Li mangiamo di nascosto.
-         Ma quanto può durare questa storia? Avete visto  che pentoloni ci sono qui? Sono enormi. Cosa ci può mettere?
-         Magari le servono per cucinare per tanta gente, per le sue feste.
-         Lasciamo perdere, non capite, siete proprio dei bambini. Cambiamo argomento.
-         Allora che si fa? Giochiamo con i tarocchi di Mafalda? O proviamo qualche nuova formula magica?






Agnolotti

Ingredienti:
Per il brasato:
Un pezzo di manzo per stufato
Aglio
Pancetta
Alloro
Chiodi di garofano
Una cipollina
Barbera
Per la pasta:
farina, uova, acqua tiepida
per il ripieno:
uova
formaggio grana
erbette bollite, insaporite in padella con burro.
Un pezzo di salsiccia, cotto in padella con le erbette.

Preparare lo stufato il giorno prima: praticare delle incisioni  nella carne, e inserire pezzetti di aglio e pancetta.  Infilare i chiodi di garofano nella cipollina. Cuocere la carne con i gusti. Dopo la rosolatura versare un bicchiere di vino. Cuocere aggiungendo brodo, o acqua e dado.
Tritare lo stufato, la verdure e la salsiccia, e mescolare con le uova e il grana grattugiato, salare.
Impastare.
Distribuire il ripieno  sulla sfoglia. Meglio fare gli agnolotti  usando solo  la rotella, e non lo stampo, ottenendo così forme meno regolari.
Condire col sugo di cottura
Varianti per il condimento: mettere nel  sugo un po’ della carne tritata. Oppure: usare il vino come condimento. Oppure burro e salvia, oppure un sugo di carne tipo ragù.
Si possono cucinare anche in brodo. 

La vendetta




Si alzò presto la strega, il mattino dopo. Senza neppur preparare la colazione ai bambini, si mise subito al lavoro, con rinnovata energia: tirò fuori due degli enormi pentoloni, preparò carote e cipolle, cercò i barattoli di aromi, frugò a lungo nella dispensa e tornò una bottiglia di olio verdastro e una di aceto nero. Sistemò per bene il tutto  sul ripiano della cucina. La  rabbia aveva lasciato il posto alla solita efficienza. Era tornata la Mafalda di sempre.
Con una rapida occhiata controllò che ci fosse tutto, fingendosi ignara della presenza di sei occhi che la osservavano preoccupati da dietro lo  stipite della porta. Alice, fra Paolo e Kevin, si succhiava il pollice.
Andò a cambiarsi. Si preparò con cura insolita, e questo non faceva presagire nulla di  buono. Mise un nuovo abito, del tutto uguale al precedente, nero e lacero e informe, ma meno puzzolente. Si raccolse i capelli arruffati in un crocchio che avrebbe nascosto sotto il cappello a larghe falde, e poi preparò le borse di vimini e di tela, e il carrello della spesa. Si trattava di uno di quei borsoni dotati di rotelle e di maniglia di metallo che alcune massaie utilizzano per non sollevare pesi al supermercato. Chiuse le porte  con nuovi lucchetti.  Si avviò quindi  per la stradina, diretta nella direzione opposta alla città. Camminava lenta, curva, trascinandosi dietro il carrello.
I bambini la seguirono con gli occhi nel suo percorso, osservando così preoccupati da non proferir verbo. E Mafalda sentiva quegli sguardi su di lei. Per tutta la mattina i ragazzi non curiosarono in giro, non fecero le solite chiacchiere stupide, non prepararono scherzi idioti, e consolarono Alice. Che  per la prima volta disse: voglio la mamma.

Mafalda ritornò in tarda mattinata, con un le borse strapiene. Tante verdure colorate. Trovò  Kevin, Paolo e Alice seduti al tavolo della cucina, pallidi e spauriti. Se ne stavano a capo basso, chini sui loro libri. Non si stupì di trovarli lì, fuori dalle loro prigioni,  e loro non si curarono, per la prima volta, di venire scoperti. L’inganno era svelato.
Mafalda si avvicinò ai cassetti, aprì, rovistò un po’ e si girò verso i bambini; quello che teneva in mano  era proprio un coltellaccio. Leggeva il terrore nei loro occhi…
-         Ti prego, Alice no! E’ così piccola…- implorò Paolo, tremante.
-         Voi due, voglio voi. -  Mafalda si rivolgeva ai due grandi.
I ragazzi erano paralizzati dalla paura. Mafalda alzò il coltello, dirigendosi verso Kevin, che individuava come primo responsabile di lazzi e derisioni.  Quest’ultimo aveva perso l’abituale baldanza e se ne stava lì immobile come una statua. -
-         Vi siete presi gioco di me? Vi siete divertiti, vero?
Mafalda sentiva il rumore dei denti che battevano tra loro.
-         Avete verniciato la povera Morgana come un pagliaccio, vero?
Come godeva Mafalda, di fronte a quelle fronti imperlate di sudore!
-         Vi siete appropriati dei miei unguenti? Efficaci, vero?  Vi siete divertiti con i miei libri? Avete rubato le mie formule, il mio sapere! Bene, bene…
Kevin e Paolo tremavano, e non riuscivano a distogliere lo sguardo dalla lama luccicante.
-         Ma ora basta con le parole. E’ giunto il vostro momento.
Ecco, a te – disse Mafalda, porgendo il coltello a Kevin. -  Qui ci sono le verdure da tagliare, mangiapane a tradimento che non sei altro. Ed ecco un coltello anche per te, Paolo. E’ ora che vi mettiate a fare qualcosa
Alice, tu laverai gli ortaggi, con la lama potresti farti male, ha ragione tuo fratello.
-         Ma tu sapevi, dall’inizio!
-         Pensavate mica di riuscire a ingannarmi? Ho finto di non capire per vedere fino a che punto sareste arrivati.

Si misero al lavoro e prepararono insieme l’antipasto di verdure, secondo l’antica ricetta di Mafalda. Si unì a loro Frida, che li raggiunse come al solito all’uscita da scuola.  
-         Quale miglior vendetta nei confronti di questi fannulloni! Il lavoro! Punizione esemplare! E sommamente educativa!
I ragazzi lavorarono sodo. Raccolsero pomodori, fagiolini e peperoni nell’orto (da aggiungere agli ortaggi acquistati da Mafalda), tagliarono chili di verdure, setacciarono e  mescolarono salse fumanti.
Mentre cucinavano, la strega raccontò del villaggio in cui si recava per la spesa. Descriveva il mercato, il negozio di erbe magiche, il vivaio… e intanto mescolava la salsa di pomodoro. Non vedeva l’ora di tornare la domenica dopo per la fiera. Ci sarebbero state tante attrazioni: giocolieri, saltimbanchi, mangiafuoco… I bambini non erano mai stati ad una fiera e non volevano assolutamente perdersela; mentre pelavano cipolline e affettavano carote rimuginavano  su come poter fuggire e raggiungere il villaggio.  Infine stanchi, sudati, con le mani arrossate e gli abiti che puzzavano di aceto… si sedettero a tavola con Mafalda per assaggiare l’antipasto: inutile dirlo, squisito! Con le verdure a tocchetti ancora ben sode e la predominanza del gusto delle cipolline e dei peperoni…  Grande Mafalda!

Ammansita dalla laboriosità umile dei ragazzi, nonché dai complimenti ricevuti per le sue qualità di cuoca, la strega fece un grande gesto di rappacificazione:
-         Non fatevi neppure passare per la mente di fuggire per andare alla fiera. 
Paolo e Kevin si scambiarono uno sguardo complice: come aveva potuto Mafalda intuire il loro progetto?
-         Non ci andrete da soli, ci sono troppi pericoli. Cos’avete capito? Non per voi… Se vi scoprono, ne andrò di mezzo anch’io. Vi ci porterò io, così vi terrò d’occhio. – In realtà pregustava il piacere di guidare i bambini, i suoi bambini, in un mondo di fiaba, di assistere al loro stupore e alle loro risa.








Antipasto di verdure

Ingredienti:
3 kg di pomodori
Mezzo kg di ognuna delle seguenti verdure:
carote, sedano, cornette, cipolline, peperoni.
2 bicchieri di olio
2 bicchieri di aceto
5 grammi di polvere per conserva

Far bollire i pomodori per un’ora e passarli al setaccio. Mettere il passato sul fuoco con olio e aceto. Quando bolle aggiungere le carote a pezzetti, far bollire 15 minuti e poi aggiungere le altre verdure a pezzetti. Cuocere il tutto un’ora.
Lasciar raffreddare e aggiungere la polvere. Mettere nei vasetti e coprire con dischetti di carta oleata.
Per evitare l’uso di conservanti,  è possibile sterilizzare i vasetti a bagnomaria.